Medea tra mito e umana realtà in una reinterpretazione contemporanea al Canovaccio di Catania

Medea tra mito e umana realtà in una reinterpretazione contemporanea al Canovaccio di Catania

@ Anna Di Mauro, 18 marzo 2025

Confrontarsi con una figura leggendaria come Medea non è semplice, dunque abbiamo ammirato innanzitutto il coraggio e la passione con cui l’attrice e regista Alice Ferlito, in questo spettacolo dall’emblematico titolo “Me Dea”, ha affrontato la scottante tematica, esplorandola nella duplice dimensione mitica e umana. La vibrante autrice ed interprete di questo “viaggio” nell’anima di una donna dai risvolti ambigui, offre una performance dal duplice aspetto, arricchita dalla drammaturgia musicale e dalla calda vocalità di Nicoletta Fiorina. In una riuscita sinergia le due artiste hanno dato voce, corpo e canto a una delle protagoniste più impopolari della cultura occidentale, mostrandone l’aspetto umano e la grande sofferenza da cui è nato il gesto raccapricciante di una madre che uccide i figli inchiodando per sempre il suo nome a questo orrendo delitto. La donna che si presenta in scena vestita di rosso, culla un velo a mo’ di fantolino, in un tenero gesto maternale che mai farebbe supporre l’epilogo di questo amore. Il racconto in prima persona del suo folle amore per Giàsone Giasòne, come viene appellato giocosamente dalla narratrice, attraversa tutte le tappe di questa amara vicenda, dall’innamoramento folle che la conduce ad abbandonare la Colchide, dopo avere ucciso il fratello, per seguire in terra straniera il suo amore a cui sacrifica tutto, fino al matrimonio, alla maternità, culminante nel suo ripudio da parte del marito, innamorato della giovane figlia di Creonte e deciso a sposarla. Lei ripudiata…La figlia del Sole, la Maga potente! Ferita e oltraggiata, questa Medea decide di fare piazza pulita del passato, quindi anche dei figli. Andrà incontro al suo nuovo destino vestita da sposa per poi ritornare in scena con la camicia di forza. Qui si apre la porta al dubbio. Era Medea a raccontare, o una povera pazza internata che ripercorre il filo della sua storia, forse simile a quella del leggendario personaggio del mito greco? In ogni caso è una donna che ha conosciuto la follia dell’amore. “Amuri, amuri e chi m’hai fatto fari? E m’hai fatto fari ‘na granni pazzia…” canta la musicista in scena, sottolineando il destino di chi si lascia travolgere dai sentimenti, ripagata dall’abbandono. Perché di questo si tratta, di abbandono feroce, una delle esperienze più atroci che un essere umano possa sopportare. Didone abbandonata da Enea si suicidò, lei abbandonata da Giàsone Giasòne uccide le sue creature, divenuta belva per troppo dolore. La fragilità di Medea viene cercata dalla Ferlito nell’aspetto dimesso, abbassando i toni epici con i gesti e il linguaggio del quotidiano, venato di forme dialettali, desunte anche da “Dumani ti scrivu” di Angela Bonanno. Il risultato di questa operazione complessa e delicata è un monologo coinvolgente, che ci fa riassaporare la nota storia da una prospettiva flessibile, capace di rendere comprensibile il calvario di questa donna giudicata snaturata, di cui non si conosce il destino dopo l’eccidio. Euripide come Seneca, la fa salire all’Olimpo sul Carro del Sole, altri la fanno navigare verso terre sconosciute, qualcuno parla di suicidio, altri di carcere, altri ancora credono che sia diventata pazza. Quest’ultima ipotesi sposata dall’aut-attrice della pièce, ce la consegna legata, in fattezze da demente, in un affascinante e plausibile epilogo di una vicenda amara dove Amore e Morte ineluttabilmente intrecciati generano la deriva della mente, inesorabilmente sconfitta dalla potenza distruttiva del cuore.

ME DEA

Medea della Colchide e il tradimento di Sè stessa

Di e con Alice Ferlito

Drammaturgia Musicale di Nicoletta Fiorina

Citazioni tratte da Dumani ti scrivu di Angela Bonann

Al Teatro del Canovaccio – Catania