Seduzioni mozartiane nei ruggenti anni ’30. Il “Don Giovanni” rivisitato in chiave moderna al Bellini di Catania

Seduzioni mozartiane nei ruggenti anni ’30. Il “Don Giovanni” rivisitato in chiave moderna al Bellini di Catania

@Anna Di Mauro, 15 marzo 2025

Seconda opera del cartellone, “Don Giovanni o il dissoluto punito” è un dramma giocoso in due atti che Mozart compose su libretto di Da Ponte nel 1787 e che debuttò a Praga con grande successo nello stesso anno. Il protagonista che dà il titolo all’opera è un nobile-ignobile, spregiudicato e anticonformista libertino, privo di senso morale; un argomento serio ma che offre il fianco ad essere ridicolizzato, il che infonde un taglio moderno al percorso artistico del grande compositore viennese che ne fece un capolavoro, riscontrando un successo imperituro, sia per il fascino del testo, dove il cinico seduttore sfida il cielo pur di rimanere fedele alla sua filosofia edonistica, sia per la grandiosa partitura del geniale musicista che ha saputo creare approfonditi profili psicologici, intessendo tratti buffi e ridicoli accanto a figure serie e oneste, in un insieme di elementi sapientemente intrecciati tra il serio e il giocoso.

Le dissolutezze e gli eccessi del nostro impenitente cavaliere, figura leggendaria nata dalla penna secentesca dello scrittore spagnolo Tirso de Molina, ripreso da Molière, si annunciano sin dall’ouverture di questa edizione curata da Davide Garattini Raimondi, che sposta l’azione negli anni ‘30, sottolineata in primis da un’automobile d’epoca incombente nella prima scena e da ricchi arredi e sobri costumi stile anni ruggenti, facendo piazza pulita del Convitato di pietra e di ogni elemento del soprannaturale. Il libidinoso in action penetra mascherato nell’abitazione di Donna Anna di cui si è invaghito, tentando di sedurre con la forza la bionda incendiaria, in vestaglia di seta e sigaretta, ma viene sorpreso dal di lei padre, il Commendatore-gangster, che viene pugnalato e ucciso in un impari corpo a corpo. L’assassino si dà alla fuga senza nessuno scrupolo, mentre Anna, disfatta dal dolore fa giurare al sopraggiunto promesso sposo, Don Ottavio, che vendicherà il delitto.

Il servo Leporello, a tratti ironico, a volte insolente, spesso sottomesso, alter ego del suo odiato-amato padrone, invano cerca di riportarlo sulla retta via, ma in realtà è destinato a subire le sue malefatte e ad accogliere i lamenti delle molteplici donne da lui sedotte e abbandonate, vittime del suo immorale comportamento, come Donna Elvira, che disperata giunge di lì a poco in cerca del suo presunto amore, scomparso inspiegabilmente senza lasciare traccia. Sarà Leporello a consolarla e con effetti comici a dispiegare materialmente davanti ai suoi occhi increduli il lungo elenco delle conquiste di Don Giovanni, che intanto vagabondando si imbatte in Zerlina, una procace contadinella promessa sposa al rustico Masetto. Il fedifrago cerca di farla sua, ma non riesce nel suo intento, perchè puntualmente sopraggiunge l’inquieta Donna Elvira che mette in guardia l’ingenua campagnola sulla vera natura del suo corteggiatore.

Imperterrito, l’indomito e passionale seduttore ordisce trame, invitando la coppia a un ballo in maschera dove il tema è apprezzabilmente il ‘700, ambientazione tradizionale dell’opera, uscita dalla porta per rientrare strizzando l’occhio dalla finestra. Fallito il tentativo con Zerlina, il cacciatore di donne, vestendo i panni di Leporello, tenta di sedurre la cameriera di Donna Elvira, ma fallisce ancora una volta il suo obiettivo. Inseguito dagli uomini del Commendatore e dalle sue vittime, donne e fidanzati, che vogliono giustizia, si ritrova in un cimitero, ironia della sorte, davanti al monumento funebre del Commendatore, che invita a cena in dispregio di ogni auspicabile pentimento e della sacralità del luogo e della situazione.

L’effigie del Convitato di pietra, sostituita da una fotografia del defunto, sacrificata dall’ambientazione moderna nelle intenzioni del regista, che purtroppo sottrae il punto cardine più affascinante della vicenda, acconsente con voce d’oltretomba. È sera. Don Giovanni a tavola assapora le vivande e il vino serviti da Leporello, quando si presentano alla porta del libertino, nell’immancabile borsalino, i gangster armati del Commendatore, pronti a fare giustizia del suo assassino. Mentre nell’aria rimbomba una voce temibile che intima “Pentiti” (forse la sua coscienza visto che il soprannaturale è stato eliminato in questa versione?) Don Giovanni, nonostante la minaccia incombente, mantiene la sua linea di condotta, rifiutando categoricamente il pentimento… Autopunitivo, eroico o semplicemente incosciente? mentre gli scagnozzi del Commendatore sparano al ribelle in una esecuzione sommaria, come classicamente nelle lotte tra gangster dell’epoca, vendicando l’omicidio, l’onore di Donna Anna e facendo giustizia di tutte le donne da lui sedotte e tradite, tra un realistico fuoco e fiamme delle pistole.

Esplorando amore e morte in un ensemble tragicomico di conflitti sociali e di genere che annunciano i fermenti rivoluzionari del 1789, l’opera si avvale della impareggiabile raffinatezza compositiva di Mozart, che con la sua elegante vivacità, intrisa tuttavia di una nota di malinconia, esalta i virtuosismi canori delle voci in scena in una preziosa cascata di duetti, concertati, a solo, veri e propri funambolismi a cui il genio viennese sottopone gli interpreti di questa celeberrima opera, seconda nella trilogia, preceduta da “Le nozze di Figaro” seguita da “Così fan tutte”, su libretto di Da Ponte; le tre opere furono concepite come un unicum, in chiave giocosa e tragicomica, che esplora le sfaccettature e le disfunzioni dell’amore con un andamento leggero, in originale contrasto con la tragicità di un’esistenza edonistica fuori misura, nel caso del Don Giovanni.

La sonorità del timbro baritonale profondo del Don Giovanni di Markus Werba, sposata al corposo Leporello del baritono Christian Senn, al basso profondo del Commendatore di Andrea Comelli e al Masetto del baritono Alberto Petricca, sono la base di risonanza a cui si intrecciano con effetti delizianti le voci limpide di Don Ottavio del tenore Valerio Borgioni e di Donna Anna, Donna Elvira e Zerlina, rispettivamente del soprano Desirèe Rancatore, dei mezzosoprano di Josè Maria Lo Monaco e Albane Carrere, un cast pregevole, accompagnato con brio e destrezza dall’orchestra, ben diretta da Beatrice Venezi, e dal coro del Teatro Massimo Bellini.

 

DON GIOVANNI
Musica di Wolfgang Amadeus Mozart

Dramma giocoso in due atti, su libretto di
Lorenzo Da Ponte

Direttore Beatrice Venezi
Regia Davide Garattini Raimondi
Scene Ezio Frigerio
Costumi Franca Squarciapino
Maestro del cembalo Francesco Massimi
Maestro del coro Luigi Petrozziello
Allestimento del Teatro nazionale georgiano
di Tiblisi e della Maestranza di Siviglia

Don Giovanni Markus Werba/ Christian Federici
Donna Anna Desirèe Rancatore/Elisa Verzier
Don Ottavio Valerio Borgioni/Matteo Falcier
Il Commendatore Andrea Comelli/Luca Park
Donna Elvira Josè Maria Lo Monaco/Evgeniya Vukkert
Leporello Christian Senn/Salvatore Salvaggio
Masetto Alberto Petricca/Shi Zong
Zerlina Albane Carrere/Cristin Arsenova

Orchestra, coro e tecnici del Teatro Massimo Bellini