Sui letti a castello si può ancora sognare con Scimone e Sframeli in palco

Sui letti a castello si può ancora sognare con Scimone e Sframeli in palco

@ Anna Di Mauro, 10 febbraio 2025

Ultima fatica della pluripremiata Compagnia tra le più rappresentative della drammaturgia contemporanea, ecco Fratellina, dopo ben quattro anni di elaborazione, tra atmosfere giocose e surreali, in odore di Beckett, con la semplicità profonda di un luogo dell’infanzia perduta che copre il vuoto, le distanze e matura le relazioni tra gli esseri umani. Perché di questo si tratta. Il recupero dei sentimenti, della vicinanza, della comunicazione, del sogno, si snodano tra piccoli quadri vissuti dai quattro protagonisti interamente sui loro verdi letti a castello chiusi da tapparelle, due a destra con Fratellino e Sorellina e due a sinistra con Nic e Nac, che in dialetto messinese sta per “Ma che centra?” sottolineando lo spaesamento dei due personaggi. Nella simmetrica scenografia scarna e funzionale di Lino Fiorito, un varco al centro è il luogo del movimento, dove oggetti mobili sottolineano le varie situazioni. Al risveglio di Nic e Nac una sveglia sospesa accompagna il loro dialogo dove balugina l’umoristico, brutale e sincero “Schifo!” di Nac davanti a uno specchio che prontamente sostituisce l’oggetto precedente con un saliscendi di corde manovrate dagli stessi attori. Inutilmente Nic cerca di consolarlo: “Di mattina Nac facciamo sempre schifo, di mattina”. In un botta e risposta che identifica immediatamente la loro drammaturgia quello schifo cala sul palco, mentre si dipana con struggente tenerezza la storia di “Fratellina” emblematico sin dal titolo. Quando una mattina decidono di andare in cerca di un posto dove ritrovare quel che è dimenticato, i due amici incontrano i dirimpettai Fratellino, in giacca, cravatta e pantofole e Sorellina, muliebre vessillo di quello schifo che anche loro avvertono. Tra soli e lune di cartone, in un’atmosfera che sfiora la fiaba riportandoci alle ingenuità dell’infanzia, denunciano lo schifo del mondo con garbo e delicatezza.

È il loro teatro, morbido, che sa di pane fatto in casa, coagulo di esperienze che oscillano dolcemente tra il banale quotidiano e l’assurdità di un armadio dove è stato rinchiuso il marito di Sorellina nonché cognato di Fratellino da due che vogliono venderlo al mercato, e l’onirico e poetico anelito a una realtà diversa. I dialoghi lievi tra i quattro personaggi suscitano sorrisetti e riflessioni sul nostro drammatico presente denunciato ironicamente con osservazioni succose, dalla povertà alla diffidenza nei confronti dell’Altro, fino alla conclamata brutalità della realtà esterna da cui i quattro, che vorrebbero solo carezze, si difendono con una reiterata immobilità, tra chiusure e aperture delle tapparelle, trincerandosi in quello spazio angusto, ma sicuro. Coalizzarsi per liberare il cognato è il modo in cui riusciranno ad entrare in relazione, dimostrando ancora una volta che la solidarietà è l’unico varco possibile verso un’altra dimensione e che la dimensione artistica riesce a sublimare dolore e sofferenza, perché l’Arte è sogno che ci sposta in avanti, che ci nutre e ci irrobustisce a fronte del dramma di un mondo alla deriva.

Questa cifra che coniuga con un sapiente impasto la cruda realtà e l’alato sogno, mediati da un linguaggio nuovo, denso di pause e di accenti del dialetto messinese, ha sempre caratterizzato, fin dagli esordi nel 1994 con l’opera prima Nunzio, la drammaturgia dei due artisti messinesi. Spiro Scimone, autore del testo Fratellina, e Francesco Sframeli che ne ha curato la regia. Premio Ubu ben 5 volte, apprezzati da pubblico e critica, hanno mantenuto rigorosamente l’unione artistica e il respiro innovativo che li pone al centro di un percorso drammaturgico di ricerca e impegno, come dimostra quest’ultimo prezioso lavoro.

FRATELLINA
di Spiro Scimone
regia  Francesco Sframeli
scene  Lino Fiorito
costumi Sandra Cardini
disegno luci Gianni Staropoli
regista assistente Roberto Zorn Bonaventura
assistente alle luci Maria Virzi
assistente scenografo Lello Becchimanzi
direttore di scena Santo Pinizzotto
con: Francesco Sframeli, Spiro Scimone, Gianluca Cesale, Giulia Weber
produzione Teatro Metastasio di Prato / Associazione Culturale Scimone Sframeli
in collaborazione con  Istituzione Teatro Comunale Cagli

A Sala Futura – Teatro Stabile di Catania – fino a Domenica 9 Febbraio