“Il male oscuro” in una inedita drammaturgia con Alessio Vassallo allo Stabile di Catania

“Il male oscuro” in una inedita drammaturgia con Alessio Vassallo allo Stabile di Catania

@ Anna Di Mauro, 21 febbraio 2025

E voilà la depressione in scena. Questa è la volta di Giuseppe Berto con il suo conclamato capolavoro letterario del 1964. Già film omonimo di Monicelli nel 1989, “Il male oscuro” ora approda per la prima volta in teatro, con l’adattamento e la regia di Giuseppe Dipasquale. Che cos’è il male oscuro? In Berto incarna quel buio malessere dell’anima, il male di vivere, per citare Montale, tipico ormai delle società evolute, come in Svevo, suo illustre predecessore. Adocchiando “La coscienza di Zeno” a cui si era ispirato, Berto crea Bepi, una nuova figurazione dell’inetto depresso, immerso in un ininterrotto flusso di coscienza, dilaniato dai sensi di colpa nei confronti del padre e traumatizzato dalla sua morte; un padre scomodo con il quale si sente in lotta costante. In preda alla malattia che si articola per un decennio, anche lui come Zeno si sdraia sul lettino dell’analista cercando un rimedio alle sue relazioni sconnesse.

È uno scrittore, come l’autore, sposato e con una figlia, Augusta; in preda a una progressiva alienazione e a intollerabili dolori allo stomaco di natura psicosomatica cerca insieme alla gloria una guarigione possibile. Il racconto in chiave psicoanalitica si snoda in atmosfere freudiane senza sfuggire alla necessaria ironia del suo predecessore. Congedato dal terapeuta perché sostanzialmente guarito, Bepi scopre il tradimento della moglie e decide di lasciare la famiglia e ritirarsi in Calabria, sua terra d’origine, nella quale condurrà una vita modesta in povertà e solitudine. Non è facile parlare di depressione e a teatro ancora di più; così Dipasquale ha voluto creare una apprezzabile vivacità narrativa, incuneando le situazioni tragicomiche in cui si articola la vita di Bepi in una serie di flashback che accompagnano la sua catabasi, infondendo alla pièce un andamento ritmicamente vario, acuito da una reiterazione di scene corali che agiscono da contrappunto o che sottolineano la situazione o ancora la corredano, lasciando il protagonista in solitudine nel finale, intimo e composto, sottolineato dalla frase conclusiva “Nunc dimittis servum tuum”.

L’ironica parabola discendente del protagonista, in preda a conflittualità di varia natura, comprese quelle di natura erotica connotate da una forma di sofferta religiosità, si avvale dell’interpretazione convincente di Alessio Vassallo, in coppia con l’incisiva autorevolezza di Ninni Bruschetta nella doppia veste di analista e padre padrone provvisto di bastone, nonché del flessibile cast, rigorosamente a piedi nudi. La scenografia essenziale, fitta di scintillanti tendaggi di plastica trasparente, animati dalle luci, è funzionale alle variazioni dei quadri in successione; i fantasmatici drappeggi insieme a cubi e parallelepipedi mobili conferiscono alla scena un sapore di finzione al susseguirsi di piani spaziotemporali che si intersecano continuamente, dando vita a un paesaggio onirico itinerante. A completare l’atmosfera di straniamento contribuisce l’univoco tema musicale di Germano Mazzocchetti, in un’unità ossessiva che sottolinea la parabola di un uomo, come tanti nel nostro tempo, in pieno disagio esistenziale per un perenne dissidio tra ciò che vogliamo veramente e un dilaniante senso del dovere.

IL MALE OSCURO
di Giuseppe Berto
riduzione per il teatro e regia Giuseppe Dipasquale
scene Antonio Fiorentino
costumi Dora Argento
musiche Germano Mazzocchetti
movimenti coreografici Rebecca Murgi
con Alessio Vassallo
Ninni Bruschetta
Cesare Biondolillo, Lucia Fossi, Luca Iacono, Viviana Lombardo, Consuelo Lupo, Ginevra Pisani
direttrice di scena Francesca Longoni
coordinatore dei servizi tecnici Giuseppe Baiamonte
foto Rosellina Garbo
produzione Teatro Biondo Palermo, Teatro Stabile di Catania, Marche Teatro

Al Teatro Verga fino a Domenica 23 Febbraio